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MISHIMA YUKIO, O L'ESTETICA DELLA MORTE - UN LIBRO DI D. ERRICO

Aggiornato il: apr 26

di Aurora Licaj


ITA/ENG

Translation: Angela Favero


Yukio Mishima, 1970, di Elliott Erwitt

La personale fascinazione per la cultura giapponese mi ha portato spesso a confrontarmi con diverse figure sia artistiche che letterarie di quella realtà, grazie alle quali negli anni sono riuscita a comprenderne meglio le varie sfumature, evitando di costruire giudizi superficiali e non contestualizzati in modo corretto, cosa che spesso accade quando citiamo il “mondo orientale”. Uno degli ultimi personaggi che mi sono ritrovata ad affrontare in questo tipo di percorso è stato proprio Mishima Yukio.


Il mio primo contatto con Mishima è avvenuto con la lettura del suo lavoro “Sole e acciaio”, scritto nel 1968. Il testo mi ha colto particolarmente impreparata, rendendomi conto solo durante la lettura di ritrovarmi di fronte a quello che si può considerare l’apice e la sintesi del pensiero più maturo dell’autore. Non essendomi mai confrontata con le opere precedenti, e con la sua biografia in modo approfondito, ho cercato delle letture ausiliari, che mi potessero introdurre meglio al personaggio, dandomi le nozioni necessarie alla comprensione del suo pensiero e modus operandi.


L’occasione si è presentata con la lettura “Mishima Yukio, o l’estetica della morte” (ed. Il Cerchio, Rimini 2020), di Daniela Errico, la quale, grazie al suo spiccato interesse per questa tanto famosa quanto enigmatica figura, ha voluto proporre con il suo lavoro un percorso conoscitivo della vita e pensiero di Mishima, seguendone passo dopo passo l’evoluzione.



Fin da subito viene presentato un bambino fragile e delicato, sottoposto ad un controllo dispotico da parte della nonna paterna, la quale però gli trasmette una meticolosa educazione letteraria, utile a gettare le basi di quella che sarà la sua principale dote: la scrittura. Segue l’esordio letterario del giovane Mishima Yukio (pseudonimo di Hiraoka Kimitake) nel 1941, all’età di sedici anni, e da qui ogni tappa della sua maturità si traduce nella produzione di racconti, saggi, romanzi, di cui vengono riportate le trame e i punti salienti.


Ad ogni capitolo emerge sempre più, anche attraverso gli aspetti psicologici dei vari personaggi dei suoi racconti, la visione di una realtà ed interiorità che lo porteranno ad elaborare quella che viene definita l’“estetica della morte”, di cui eroismo, bellezza e giovinezza sono tre punti fondamentali.


Non manca quindi la descrizione della profonda e continua riflessione filosofica caratterizzante la vita di Mishima, che parte, come sostenuto dall’autrice, con una “visione nichilistica della realtà permeata dal nulla più totale, che pian piano, però, si tramuta in una realtà presente, ma, al contempo, inafferrabile”. A questo si affianca anche un fervore nazionalista in difesa dell’essenza dello spirito giapponese, incarnato dal Tennō, il sovrano del Giappone, un altro dei temi dominanti il pensiero dell’autore, che riconduce sempre al suo ideale di morte e che lo porterà la fatidica data del 25 novembre 1970, designato come “giorno propizio”, a mettere in atto la tanto attesa pratica del seppuku, il suicidio rituale, come estrema dimostrazione dell’integrità e realizzazione estetica del suo pensiero, contro la corruzione che aveva colpito la realtà giapponese in quel preciso momento storico.


Discorso prima del seppuku, 25 novembre 1970

Con questo lavoro, dunque, non solo si riesce ad avere una chiara visione d’insieme del pensiero di Mishima, ma anche un confronto che fa scaturire continui spunti di riflessione nel lettore; questa qualità permette una facile comprensione, pur senza sminuirne i contenuti, e si accompagna a una lettura non macchinosa e scorrevole. Lettura che, oltre a questo, permette di potersi meglio orientare nella scelta di eventuali successive letture dell’autore, qualora si volesse ulteriormente approfondire la sua figura.

Personalmente l’ho trovato un lavoro molto utile e per questo lo consiglio caldamente a chi fosse interessato a conoscere Mishima Yukio, che sicuramente ha lasciato una interessante e indelebile testimonianza nella storia della letteratura del XX secolo.



Mishima Yukio, or the aesthetics of death

a book by D. Errico



Yukio Mishima, 1970, by Elliott Erwitt

My personal fascination for Japanese culture has often pushed me to confront myself with various artistic and literary figures belonging to that world. Through the years, I was able, thanks to those figures, to form a deeper understanding of that reality, and to avoid building superficial, wrongly contextualised opinions, which is often the case when we mention “the eastern world”. One of the last characters I faced on this path is indeed Mishima Yukio.


I first came into contact with Mishima through “Sun and Steel”, written in 1968. It caught me particularly unprepared, as I realised only while reading it that I was dealing with what can be considered as the peak and the synthesis of the author’s most mature thinking. I had never analysed in depth his previous works, nor his biography, so I searched up some auxiliary readings that could better introduce me to the character to, and provide me with the notions I needed to understand his thought and modus operandi.


The occasion rose with the reading of Daniela Errico’s “Mishima Yukio, o l’estetica della morte” (ed. Il Cerchio, Rimini 2020). In this essay the author, drawing from her keen interest in Mishima’s famous and enigmatic figure, takes us on a path of knowledge of his life and thought, closely following its evolution.


Right from the start we see a fragile and sensible child, subject to his paternal grandmother’s despotic control. She, however, gives him a meticulous literary education, useful in laying the foundations of what will be his main talent: writing. Then we find the literary debut of the young Mishima Yukio (pen name of Hiraoka Kimitake) in 1941, when he was sixteen: from then on, every stage of his maturity corresponds to the writing of tales, essays, novels, of which Errico reports plots and highlights.


What stands out more and more with every chapter, also through the psychological aspects of the characters of his tales, is the vision of a reality and inner life that will bring him to elaborate what is defined as the “aesthetics of death”, whose three main points are heroism, beauty, and youth.


The essay describes the deep and ongoing philosophical reflection characterizing Mishima’s life, that starts, in the author’s words, with a “nihilistic view of reality permeated by nothingness, which slowly turns into a reality that is present, but elusive at the same time”. This is paired with a nationalistic fervour in defence of the essence of the Japanese spirit, embodied by the Tennō, Japan’s ruler, another dominant theme in Mishima’s thought which again leads back to his ideal of death and will bring him, on the fatidic day of 25th November 1970, designated as the “favourable day”, to carry out the long-awaited practise of seppuku, ritual suicide, as an extreme demonstration of the integrity and aesthetic realisation of his thinking, against the corruption that had hit Japanese reality at that time.


Speech before seppuku, November 25, 1970

Therefore, through this work we can not only have a clear overview of Mishima’s thought, but also enjoy a confrontation which continuously gives the reader food for thought. This facilitates an easy understanding of the essay without undermining any of its contents, and makes for a fluid and uncomplicated read. Reading that, in addition to this, allows you to better orient yourself in the choice of eventual further readings, in case you want to deepen your knowledge on his figure.


Personally, I found Daniela Errico’s work to be very useful, and for that I strongly recommend it to anyone interested in knowing about Mishima Yukio, who undoubtedly left an interesting and permanent legacy in the history of the XX century’s literature.