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MAZZINI - QUESTIONE DI PRINCIPII O QUESTIONE DI UOMINI



IN MEMORIA


DELLA SECONDA REPUBBLICA ROMANA


NATA PER VOLONTÀ DEI SUOI CITTADINI


SOPPRESSA PER VOLONTÀ DELLE POTENZE STRANIERE


IN DATA 03 LUGLIO 1849



monumento a Giuseppe Mazzini sull'Aventino.

(...)


Ogni rimaneggiamento governativo, sotto una forma Repubblicana, è u n progresso; e però, io mi felicito di questo rimaneggiamento. Ma ogni rimaneggiamento governativo indica la necessità del progresso; e quindi indica sempre una fluttuazione nelle opinioni, una incertezza, per quanto si voglia leggiera nello stato delle cose, una non compiuta comunione, una non compiuta fiducia fra chi dirige e il popolo. Giova considerare questa condizione di cose, guardarla risolutamente, e impedire che si rinnovi.


Sono pochissimi giorni ch'io siedo fra voi, e in questi pochissimi giorni, tra la conoscenza dell'immenso bene che avete fatto e che volete fare, e la convinzione della unità di principii generali che vive in ciascheduno di noi, davanti sopra tutto a un popolo i cui magnifici istinti lo fanno superiore a tutti individui, ho pure trovato alcuni piccoli germi di dissenso che potrebbero produrre conseguenze fatali, se si lasciassero sviluppare. Ho udito parlare intorno a me di dritta, di sinistra, di centro, denominazioni usurpate alla teorica delle vecchie raggiratrici monarchie costituzionali; denominazioni che nelle vecchie monarchie costituzionali rispondono alla divisione dei tre poteri, e, tentano rappresentarli; ma che qui, sotto un governo Repubblicano, ch'è fondato sull'unità del Potere, non significano cosa alcuna. (...)

La condizione delle cose non è grave, e bisogna far sentire a tutti che non è grave. Ma non è esattamente normale, non è quale noi la vorremmo.


A questa condizione di cose deve esistere una causa, è questa causa dev'essere una questione di principii o una questione di uomini.

Questione di principii a me pare che non vi possa essere. Il dispotismo in questa terra d'Italia è stato sì grave, ci ha lasciato ricordi tali di sangue e ferocia, che possono esisterne pochi fautori. Qui non possono esistere retrogradi se non di due classi: retrogradi per ignoranza, e noi faremo di tutto per illuminarli: retrogradi per egoismo d'interessi, e questi noi siamo forti abbastanza per disprezzarli; e se mai tentassero di violare l'ordine pubblico in nome dei loro interessi egoistici, noi, in nome di qualche cosa di più grande, in nome di Dio e del Popolo, li schiacceremo (Vivi applausi). Questione di principii dunque non è. Rimane una questione di uomini, e di questa appunto io intendo discorrere.

(...)


Io ammetto la più severa rigidità, in fatto di principii, ma una grande tolleranza per gl'individui. Noi dobbiamo essere severissimi ogni qual volta s'agiti un tentativo di rissa civile, un tentativo d'insurrezione contro la Repubblica per noi proclamata. Contr'esso spiegate la più energica azione: è il vostro debito verso il Popolo che vi ha dato mandato ma abbiate nello stesso tempo un senso di vera fratellanza, di pace evangelica, verso tutti gli uomini di buona fede, che vi diranno: noi siamo qui per correre la stessa via: noi esigiamo fatti, non date.


Noi vogliamo fondar la Nazione: noi non cerchiamo solamente lo sviluppo del diritto repubblicano, del benessere del Popolo nello Stato Romano; ma tentiamo un'opera unificatrice: noi guardiamo all'Italia dalle Alpi al mare. V'è alcuno fra noi che dissenta?


(...)


Noi vogliamo fondare la Repubblica. E per Repubblica noi non intendiamo una mera forma di governo, un nome, un'opera di riazione da partito a partito, da partito che vince a partito vinto. Noi intendiamo un principio; intendiamo un grado di educazione conquistato dal Popolo, un programma di educazione da svolgersi; un'istituzione politica atta a produrre un miglioramento morale. Noi intendiamo per Repubblica il sistema che deve sviluppare la libertà, l'eguaglianza. l'associazione: la libertà, e per conseguenza ogni pacifico sviluppo d'idee, quando anche differisse in qualche parte dal nostro : l'eguaglianza, e però non possiamo ammettere caste politiche da sostituirsi alle vecchie caste sparite; l'associazione, e cioè un pieno consenso di tutte le forze vitali della nazione, un pieno consenso della universalità, per quanto può aversi. dei Cittadini, del Popolo. V'è chi dissenta tra noi?


Noi vogliamo fondare un Governo e per Governo non intendiamo, come i teoristi delle monarchie costituzionali, un sistema che mantenga il Popolo ed il Governo stesso, un sistema che mantenga fra il Popolo ed il Governo stesso un sistema di garanzie organizzate, a fomento di diffidenza: noi miriamo più in alto: noi cerchiamo di giungere alla conquista di un Governo nel quale esista armonia fra chi dirige, e chi è diretto; nel quale sia un continuo moto d'ispirazione da Governo a Popolo, da Popolo a Governo: nel quale il Governo sia l'interprete, il purificatore del voto popolare, che lo ha scelto la mente del paese, il paese che pensa, nel quale il Popolo invigilando sul Governo stesso per mantenerlo nella retta via, sia il core del paese, il paese che opera. È alcuno tra noi che possa dissentire da questa forma di Governo, o vederla impossibile?

A che dunque le diffidenze tra noi?


(...)


Noi diremo al Governo: vi appoggeremo; ma badate che abbiamo bisogno di tre cose principalmente da voi: abbiamo bisogno che provvediate con alacrità sovrumana, con alacrità di ogni ora, di ogni minuto per la durata dei vostri giorni, giorni che non sono vostri ma del paese dal quale assumeste il mandato, ad armi, a danari, braccio destro e braccio sinistro del paese; e alla moralità pubblica che è l'anima senza la quale le due braccia o muovono a caso o muovono dannose pel pubblico. Scegliete persone alle quali il popolo non possa apporre la menoma taccia. Il Governo deve circondarsi di uomini puri e incolpabili. Noi perdoneremo tutto al Governo, errori d'intelletto se ne farà; tutto, fuorchè il circondarsi di uomini che non siano puri. (...)





Discorso pronunciato all'Assemblea Costituente

Romana, nella seduta del 10 marzo 1849


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