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AUDEN - MOON LANDING

ENG/ITA


Wystan Hugh Auden, 1907-1973


It's natural the Boys should whoop it up for

so huge a phallic triumph, an adventure

it would not have occurred to women

to think worth while, made possible only


because we like huddling in gangs and knowing

the exact time: yes, our sex may in fairness

hurrah the deed, although the motives

that primed it were somewhat less than menschlich.


A grand gesture. But what does it period?

What does it osse? We were always adroiter

with objects than lives, and more facile

at courage than kindness: from the moment


the first flint was flaked this landing was merely

a matter of time. But our selves, like Adam's,

still don't fit us exactly, modern

only in this - our lack of decorum.


Homer's heroes were certainly no braver

than our Trio, but more fortunate: Hector

was excused the insult of having

his valor covered by television.


Worth going to see? I can well believe it.

Worth seeing? Mneh! I once rode through a desert

and was not charmed: give me a watered

lively garden, remote from blatherers


about the New, the von Brauns and their ilk, where

on August mornings I can count the morning

glories where to die has a meaning,

and no engine can shift my perspective.


Unsmudged, thank God, my Moon still queens the Heavens

as She ebbs and fulls, a Presence to glop at,

Her Old Man, made of grit not protein,

still visits my Austrian several


with His old detachment, and the old warnings

still have power to scare me: Hybris comes to

an ugly finish, Irreverence

is a greater oaf than Superstition.


Our apparatniks will continue making

the usual squalid mess called History:

all we can pray for is that artists,

chefs and saints may still appear to blithe it.


August 1969




È ovvio che i Maschietti inneggino a cotanto

trionfo fallico, un'avventura

che mai le donne avrebbero tenuto

per meritevole, resa possibile


solo perché a noi piace fare branco e sapere

l'ora esatta: sì, il nostro sesso può

festeggiare l'impresa a buon diritto, pur

se i moventi erano men che menschlich.


Una prodezza. Ma a cosa pone fine?

Cosa prognostica? Da sempre con gli oggetti

siamo più abili che con le vite, più proni

al coraggio che alla bontà: da quando


fu scheggiata la prima selce, lo sbarco

era solo questione di tempo. Ma, come Adamo,

non combaciamo ancora con noi stessi,

moderni solo in ciò - l'assenza di decoro.


Gli eroi omerici non erano più audaci

del nostro Trio, però più fortunati:

Ettore non subì l'onta dei servizi

televisivi sul proprio valore.


Valeva la pena di andare a vedere? Senz'altro.

Valeva la pena di vedere? Bah! Una volta ho traversato

un deserto e mi ha deluso: datemi

un giardino innaffiato e vivo, lontano


da chi blatera il Nuovo, dai Von Braun e compari,

dove possa al mattino in agosto contare

le ipomee, e abbia senso morire,

e un motore non sposti la mia prospettiva.


Grazie a Dio immacolata, la mia Luna regna tuttora

in Cielo calando e crescendo, Presenza rimirabile,

il Suo Vecchio, di pulviscolo e non di proteine,

visita ancora la mia proprietà austriaca


Suo vecchio distacco, e i vecchi moniti

riescono tuttora a spaventarmi: Hýbris

va a finire male, Irriverenza

è più zotica di Superstizione.


I nostri apparatčik faranno ancora

lo squallido macello detto Storia:

possiamo solo pregare che appaiano

ancora artisti, chef e santi a riderne.


Agosto 1969