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Seneca, Noi veneriamo le sorgenti dei grandi fiumi

Aggiornato il: gen 16

Se si presenta al tuo sguardo un bosco sacro, denso di alberi vetusti che superino l’altezza ordinaria, un bosco che, protendendo i rami a loro reciproca protezione, sembri allontanare la vista del cielo, quell’elevazione selvosa, quell’appartata solitudine del luogo, quella meravigliosa ombra così densa e ininterrotta in pieno spazio, tutto ti fa fede di un afflato divino.

E se un monte su rocce ben addentro corrose è tenuto sospeso da uno speco non artificiale, ma scavato di mano della natura fino a raggiungere un’ampiezza così smisurata, la tua anima sarà colpita da un profondo senso religioso.

Noi veneriamo le sorgenti dei grandi fiumi; una improvvisa eruzione di un vasto fiume sotterraneo trova i suoi altari; si presta culto a sorgenti d’acque calde; ci sono stagni resi sacri dalla loro opacità o da profondità smisurate.

Estratto dalle Lettere morali a Lucilio, lettera XLI


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Si tibi occurrerit vetustis arboribus et solitam altitudinem egressis frequens lucus et conspectum caeli ramorum aliorum alios protegentium summovens obtentu, illa proceritas silvae et secretum loci et admiratio umbrae in aperto tam densae atque continuae fidem tibi numinis faciet. Si quis specus saxis penitus exesis montem suspenderit, non manu factus, sed naturalibus causis in tantam laxitatem excavatus, animum tuum quadam religionis suspicione percutiet. Magnorum fluminum capita veneramur; subita ex abdito vasti amnis eruptio aras habet; coluntur aquarum calentium fontes, et stagna quaedam vel opacitas vel inmensa altitudo sacravit.