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L’ITALIANO A SCUOLA OVVERO LA NECESSITÀ DI RIFLETTERE SULLA LINGUA

ITA/ENG

di Giulia Bolzan

Translation by the author





L’ora di italiano è un libro di impronta saggistica dello storico della lingua italiana Luca Serianni, edito da Laterza. Dedicato all’insegnamento delle materie umanistiche nelle scuole, riflette e traccia alcune linee guida sul valore universale e storico dell’italiano. Scrivendo nella Premessa, che «non si fa lingua soltanto parlando di letteratura, ma in tutte le possibili contingenze della vita: da quelle quotidiane a quelle che sollecitano la nostra riflessione intellettuale», Serianni invita docenti e studiosi a non costruire limiti, barriere e convenzioni strettamente legate alle singole discipline fine a se stesse, bensì a condurre l’alunno verso il complesso e sofisticato mondo della comunicazione a trecentossesanta gradi.


In un’epoca che tende a non considerare vera comunicazione quella digitale, quella massmediatica - quella della generazione Z per intenderci - ritengo particolarmente e doverosamente importante far capire in ambito didattico che sempre, sempre si comunica. In chat, oralmente o in forma scritta, con disegni, stickers o emoji, insegnare ai ragazzi che c’è comunque sempre un emittente, un ricevente e che ci si sta servendo di un canale e di un mezzo ben preciso per trasmettere uno o più messaggi, non va dimenticato. E non solamente perché questa è, di fatto, la realtà quotidiana in cui loro fluidamente si muovono e vivono, ma anche perché è la lingua stessa che ha infiniti mondi e modi di permettere alle persone di scoprirsi e scoprire l’altro.


L’azione educativa, in tal senso, mirerebbe ad insegnare loro in un primo momento a non giudicarsi e non giudicare, per consentire a questo flusso di pensieri, emozioni, battute e riflessioni di provare la necessità di essere comunicati e basta; in un momento successivo è dovere dell’insegnante porre tutto ciò di fronte ad uno specchio, mostrando il doppio gioco che cela questa operazione di condivisione di uno o più significati. Del resto, è l’insegnamento stesso del “classico” (storico, culturale, artistico, letterario) a suggerirci che il confronto condiviso di realtà, mondi e caotiche altre dimensioni, per definizione, non ha tempo. Anzi, è più corretto dire che la sua struttura è atemporale, il suo contenuto valoriale ed espressivo invece si trasforma costantemente in stretto contatto e rapporto con la dimensione del presente, con l’improbabile (ma possibile) futuro.


 

TEACHING HUMANITIES IN SCHOOLS:

A STIMULATING REFLECTION


“L'ora di italiano” is a non-fiction book by the historian of the Italian language Luca Serianni, published by Laterza. Dedicated to the teaching of humanities in schools, it reflects and outlines some guidelines on the universal and historical value of Italian. Writing in the Introduction, that "we do not make language only by talking about literature, but in all the possible contingencies of life: from everyday ones to those that stimulate our intellectual reflection", Serianni invites teachers and scholars not to build limits, barriers and conventions strictly linked to the individual disciplines as an end in themselves, but to lead the student towards the complex and sophisticated world of three hundred and sixty degrees communication.


In an age that tends not to consider digital communication as true communication, the mass media one - that of generation Z to be clear - I consider it particularly and dutifully important to make it clear in the didactic field that one always, always communicates. In chat, orally or in written form, with drawings, stickers or emojis, teach children that there is always a broadcaster, a receiver and that you are using a channel and a specific means to transmit one or more messages, should not be forgotten. Not only because this is the daily reality in which they fluidly move and live, but also because it’s the language itself that has infinite worlds and ways of allowing people to discover and discover each other.



The educational action, in this sense, would aim to teach them at first not to judge themselves and not to judge, to allow this flow of thoughts, emotions, jokes and reflections to prove the need to be communicated and that's it; at a later time it is the teacher's duty to place everything in front of a mirror, showing the double game that hides this operation of sharing one or more meanings. After all, it is the teaching of the "classic" itself (historical, cultural, artistic, literary) that suggests that the shared confrontation of reality, worlds and chaotic other dimensions, by definition, has no time. Indeed, it is more correct to say that its structure is timeless, its value and expressive content instead is constantly transformed into close contact and relationship with the dimension of the present, with the improbable (but possible) future.

CULTURA

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