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Evola - Gli Uomini e le Rovine, XIV Latinità- Romanità- Anima mediterranea

Aggiornato il: gen 16


*ITALIANO/ENGLISH


(...) Questa romanità originaria ebbe la sua base in una figura umana definita da un certo gruppo di disposizioni tipiche. In primo luogo sono da desiderarsi un’attitudine dominata, un’audacia illuminata, un parlare conciso, un agire preciso e coerente quanto meditato, un freddo senso di dominio, alieno da personalismo e da vanità.

Allo stile romano appartengono la virtus non come moralismo bensì come virilismo e coraggio, epperò la fortètudo e la costantia, cioè la forza d’animo; la sapientia, nel senso di riflessività, di consapevolezza; la disciplina, come amore per una propria legge e una propria forma; la fides nel senso specificamente romano di lealtà e di fedeltà; la dignitas, la quale nell'antica aristocrazia patrizia si potenziava in gravitas e solemnitas, in misurata, seria solennità.

Sempre allo stesso stile appartengono l’agire preciso, senza grandi gesti; un realismo che non significa materialismo bensì amore per l’essenziale; l’ideale della chiarezza, il quale solo in certi popoli latini doveva trasformarsi in razionalismo; un equilibrio interno e una diffidenza per ogni abbandono dell’anima e per ogni confuso misticismo; un amore pel limite; l’attitudine ad unirsi senza confondersi, in vista di un fine superiore o per un’idea, da esseri liberi. Possono aggiungersi anche la religio e la pietas, non significanti la religiosità nel senso più recente, significanti invece, pel Romano un atteggiamento di rispettosa e dignitosa venerazione e in pari tempo, di fiducia, di riconnessione nei riguardi del sovvertibile, sentito presente ed agente presso la forze umane individuali, collettive e storiche.

Siamo naturalmente lontani dal pensare che ogni Romano abbia incorporato tali tratti; essi tuttavia costituirono, per così dire, la “dominante”, erano consustanziali nell'ideale sentito da ognuno come specificamente romano. Del pari, questi elementi di stile hanno una loro evidenza, non sono legati a tempi trascorsi, possono in qualsiasi periodo agire come forze formatrici del carattere e valere come ideali non appena si desti una vocazione corrispondente. Hanno un valore normativo. Nella peggiore delle ipotesi, essi hanno un valore di misura. Inoltre non è il caso di pensare che essi dovrebbero essere fatti propri da tutti gli individui: ciò sarebbe assurdo e, del resto, non necessario: basterebbe che nella nazione un certo stato, tenuto a dare il tono al resto, li incorporasse. (...)


Copertina del libro


Men Among the ruins, XIV Latin Character — Roman World — Mediterranean Soul


This original Roman spirit was based on a human type characterized by a group of typical dispositions. Among them we should include self-control, an enlightened boldness, a concise speech and determined and coherent conduct, and a cold dominating attitude, exempt from personalism and vanity. To the Roman style belong virtus, in the sense not of moralism, but of virile spirit and courage; fortitudo and constantia, namely spiritual strength; sapientia, in the sense of thoughtfulness and awareness; disciplina, understood as love for a self-given law and form; fides, in the specifically Roman sense of loyalty and faithfulness; and dignitas, which in the ancient patrician aristocracy became gravitas and solemnitas, a studied and moderate seriousness. The same style is characterized by deliberate actions, without grand gestures; a realism that is not materialism, but rather love for the essential; the ideal of clarity, which eventually turned into rationalism in only some Latin peoples; an inner equilibrium and a healthy suspicion for every confused form of mysticism; a love for boundaries; the readiness to unite, as free human beings and without losing one's identity, in view of a higher goal or for an idea. We may also add religio and pietas, which do not mean "religiosity" in the Christian sense of the word, but instead signify for a Roman an attitude of respectful and dignified veneration for the gods and, at the same time, of trust and re-connection with the supernatural, which was experienced as omnipresent and effective in terms of individual, collective, and historical forces.

Obviously, I am far from suggesting that every Roman man and woman embodied these traits; however, they represented the "dominant factor" and were em-bodied in the ideal that everybody perceived to be specifically Roman. Likewise, these elements of style are self-evident. They are not connected to past times; they may act in every period as character-forming influences and effective values as soon as a corresponding calling is awakened. They have a normative value. In the worst case, they might have only the value of a measure. Moreover, we should not think they must be adopted by every individual; this would be absurd and even unnecessary. It would suffice if only a certain social stratum, called to inspire the others, could embody them.


Translation by Guido Stucco


Cover of the book