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FALCONE E BORSELLINO: GLI EROI ABBANDONATI

Aggiornato il: gen 16

Di Fauro J. Henrair


“Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato -- lo Stato... -- chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, però, se avete il coraggio...”


Il 23 maggio 1992 nei pressi di Capaci, Cosa Nostra fece esplodere un tratto dell'autostrada A29, alle ore 17:57, obbiettivo dell’attacco terroristico era il magistrato antimafia Giovanni Falcone.

Una prova di forza senza precedenti, la quale verrà replicata indisturbata anche per Paolo Borsellino, in via d’Amelio, il 19 luglio 1992.


La morente Prima Repubblica, che si sarebbe sgretolata da lì a poco da quella resa dei conti, esattamente tra chi non si è mai capito, che fu l’inchiesta Mani Pulite, mostrò tutta la sua fragilità nei confronti del crimine organizzato.


Negli anni seguirono piagnistei, depistaggi, grandi condanne per pesci piccoli, ma ancora oggi, di quella che fu la pista principale di Falcone e Borsellino su un'eventuale trattativa tra Stato e Mafia, poco c’è dato sapere.